Antonietta Semprebene
e il
Giardino d'Infanzia
di Ravenna
di Luciano Bazzocchi
Ispettore Tecnico del Ministero della Pubblica Istruzione
La Scuola materna statale di Ravenna , dipendente dal 2° Circolo didattico di Ravenna, era originariamente il Giardino d’infanzia annesso all’Istituto Magistrale “ Margherita di Savoia” di Ravenna .
Tale istituzione , in virtù della Legge n° 444 del 18 marzo 1968, fu trasformata nella attuale Scuola materna statale che si titola “Buon Pastore. Ex giardino d’infanzia”, perché la scuola, pur avendo personale statale, è stata ospitata per diversi anni presso un edificio religioso in via Circonvallazione al Molino, 120 ora utilizzato per appartamenti.
CENNO STORICO SULLA NASCITA DEI GIARDINI D’INFANZIA
I “Giardini d’infanzia” sono pubbliche istituzioni che in Italia hanno un valore storico e che, nel prosieguo del tempo, ebbero un particolare riconoscimento giuridico risalente sostanzialmente al 1880, anno cui sono ricordati da un Regio decreto riguardo alla loro annessione alla “Scuola normale”, la scuola che allora preparava gli insegnanti elementari .
Comunque la culla vera e propria dei giardini d’infanzia fu la Germania e l’ideatore ne fu il grande pedagogista Federico Froebel .
Gli storici della pedagogia nel rilevare l’importanza dell’attività di Froebel per l’educazione dell’infanzia, raccontano che egli, preoccupato di dare un nome al suo “Istituto per giuochi e occupazioni” consono alla natura del suo simbolismo, un giorno di primavera giunto su una vetta, lo sguardo spaziò su un incantevole panorama, gli uscì allora un grido : “Ho trovato! Il suo nome dovrà essere Giardino d’infanzia” ( Kinder garten) .
Il 28 giugno 1840, giorno nel quale la nazione tedesca celebrava il quarto centenario della invenzione della stampa, fu la data in cui nacque il primo “Giardino infantile” tedesco, un giardino nel quale poeticamente i bambini venissero a contatto con la natura, vigilati dalle madri e da educatrici, un “giardino” che doveva allargarsi su tutta la terra tedesca ed accogliervi tutti i bambini .
Per attuare il suo progetto, Froebel curò la fondazione di associazioni femminili, pubblicò altri periodici e libri ricreativi oltre a quelli esistenti, intraprese perfino viaggi di propaganda, indicendo anche convegni e corsi per interessare alla sua istituzione.
Il Direttore della Scuola Normale di Berlino, con il suo autorevole parere, accreditò definitivamente il sistema froebeliano davanti a tutta la Germania.
Tuttavia, incurante della generale diffusione, il governo prussiano nel 1851, proibì i “giardini” con l’accusa di ateismo e di socialismo. Tale proibizione non fu revocata nemmeno dietro le proteste della stampa e le suppliche dello stesso Froebel, che costernato stava pensando di rifugiarsi negli Stati Uniti, quando lo colse la morte.
La Marenholz Bulow trasportò i giardini d’infanzia dalla Prussica all’Inghilterra, dove trovarono l’appoggio di intellettuali, come il noto scrittore anche per ragazzi Charles Dickens, ed ebbero diffusione adattandosi al nuovo ambiente.
Dall’Inghilterra i “giardini d’infanzia” transitarono negli Stati Uniti dove ebbero un completo successo.
In Francia il movimento froebeliano si sovrappose a locali iniziative e diede origine, specialmente dopo il 1870, alle “scuole materne”.
I Giardini d’infanzia E IL METODO FROEBELIANO IN ITALIA
Il sistema froebeliano in Italia si scontrò dapprima opponendosi ma poi accordandosi con l’istituzione degli asili d’infanzia aportiani. Da notare che il primo asilo infantile di natura privata e a pagamento fu fondato dall’abate Ferrante Aporti, che ne aveva escogitato anche il metodo di insegnamento, sul finire del 1828 a Cremona, e quindi nacque anteriormente al primo “giardino d’infanzia” tedesco.
Il clima culturale e pedagogico dell’Italia all’indomani dell’unità fu caratterizzato dalla prevalenza dei motivi del “positivismo”, attento ai caratteri di concretezza e scientificità, per nulla incline a esigenze di natura spirituale e religiosa o misticheggiante come si mostrava il froebelismo.
Da ciò il rifiuto degli aspetti spontanei e intuitivi nella educazione dei fanciulli e la fondamentale sottolineatura degli aspetti sperimentali e scientifici, di riflessione esatta, senza fughe sentimentali e romantiche ( la formazione dello “strumento testa” come fine dell’istruzione secondo il Gabelli).
Il Gabelli, comunque, anche se critico, non rigettò totalmente il metodo froebeliano tanto che scriveva : “L’eccellenza di questo metodo consiste nel secondare le inclinazioni del bambino, nel penetrare, per dir così, nei suoi gusti e nella sua mente”.
Nel Congresso pedagogico tenuto a Napoli nel 1870 fu accuratamente svolto un esame comparativo tra il metodo di Froebel e il metodo italiano di Aporti , e venne altamente raccomandata l’introduzione del metodo sperimentale come base delle istituzioni preparatorie all’istruzione primaria (scuole materne).
I “giardini d’infanzia” in Italia,comunque, hanno sempre ricevuto storicamente particolare attenzione e lustro da parte dei legislatori a partire dall’Unità d’Italia .
L’istruzione prescolastica non venne presa in considerazione dalla Legge Casati ( 1859), la prima legge che stabilì un ordinamento scolastico per la scuola italiana .
In un contesto in cui le istituzioni educative dell’infanzia ebbero un carattere custodialistico e assistenziale va sottolineato che nel periodo postunitario non si ravvisò che il personale fosse fornito di quel titolo di studio che si definiva “patente”.
Tuttavia dopo vent’anni dalla Legge Casati, con il Regolamento del 30. 9. 1880, n. 5666 venne sancita l’obbligatorietà della “patente” per le maestre dei “giardini d’infanzia” froebeliani , gli unici annessi alle “scuole normali”. Ciò vale a sottolineare l’alta reputazione di cui godevano queste istituzioni e il privilegio che esse avevano per l’essere annesse ad una scuola superiore, ma anche per il fatto che in tali “giardini d’infanzia” doveva svolgersi il “tirocinio” delle future maestre.
Adolfo Pick, vivace sostenitore del metodo froebeliano, agitò il mondo pedagogico italiano. Così il metodo froebeliano fu accolto con entusiasmo, soprattutto per le sue caratteristiche attivistiche e sperimentali che si opponevano all’istruzione verbalistica e dogmatica. Il suo fondamento ideologico fu trascurato nelle applicazioni che divennero approssimative. Il successo del metodo si accrebbe tuttavia fino alla fine del secolo. Dopo i primi giardini istituiti a Venezia rapidamente anche gli altri “patronati”, che nelle città presiedevano alle istituzioni educative, si persuasero ad abbandonare il sistema aportiano e a sostituirlo con il sistema froebeliano.
Ma i capisaldi del metodo ( condurre la mente del bambino alla conoscenza della divinità attraverso la conoscenza della creazione, i doni come simboli di elementi mistici, il giardino rivelatore dell’opera divina, le occupazioni condotte con una rigorosa preparazione e successine per realizzare questi principi) perdevano il loro rigore.
Il Pick si impegnò in conferenze in tutta l’Italia, ma era amareggiato nel vedere che il metodo era stravolto e male applicato.
Nella primavera del 1886 il Pick ebbe l’incarico ufficiale dal Ministro dell’Istruzione Coppino di fare un corso per le maestre comunali di Roma. Sembra che fosse intenzione del Coppino di convocare a Roma i direttori di tutte le “scuole normali” perché in conferenze, presiedute dal Pick, avesse luogo la raccomandazione di dare un indirizzo unico alla applicazione del metodo froebeliano. L’Ardigò ( positivista ) dichiarò tuttavia che nelle scuole froebeliane succedeva non di rado che si usasse sulla mente dei bambini una coercizione che bene e spesso spegneva le intelligenze più attive al punto di arrestare lo sviluppo naturale. Perciò si verificò un progressivo logoramento del “metodo” e alla fine del secolo si sentì l’esigenza di una sua sostanziale revisione. Il ministro Coppino introdusse in tutte le scuole il lavoro e lo estese anche ai “giardini d’infanzia” che perciò furono snaturati in quanto il loro punto forte era il giuoco.
Con la riforma Gentile del 1923 i “giardini d’infanzia” ricevettero un loro peculiare riconoscimento giuridico. Gentile, come filosofo che tradusse le sue idee nelle riforme scolastiche, aveva un suo specifico modo di concepire l’educazione. In lui era preponderante, in opposizione al positivismo imperante prima dell’avvento dell’idealismo italiano di cui egli fu uno dei capostipiti, la concezione della creatività dello spirito, di un sapere che non fosse vuoto e passivo ingombro del soggetto ma conquista che si attua perennemente nel continuo ricrearsi di colui che apprende. In sostanza la concezione della natura in Froebel, l’attività spontanea del fanciullo, il gioco, il simbolismo dei doni propri del pensiero del filosofo-educatore tedesco dovettero trovarsi in consonanza con la concezione pedagogica gentiliana.
Gentile pose mano alla “scuola normale” e la trasformò in Istituto Magistrale, specifico corso di studi per la preparazione degli insegnanti elementari e ad esso furono annessi o un “giardino d’infanzia” o una “casa dei bambini”. Il Regio decreto del 6 maggio 1923, n. 1054 recita “Ad ogni Iistituto Magistrale è annesso un giardino d’infanzia o una casa dei bambini”.
Nel telegrafico dettato giuridico c’è da notare che si fa cenno anche alla “casa dei bambini”. Va notato all’uopo che le “case dei bambini” ebbero come fondatrice Maria Montessori e in esse fu sperimentato il metodo montessoriano. Nel periodo fascista, che fu anche quello della riforma del Ministro della P.I. Gentile, la Montessori ebbe particolare riconoscimento tanto che Mussolini fu Presidente Onorario dell’ Ente Opera Montessori . E’ comunque significativo il fatto che in un epoca di fascistizzazione della scuola i “giardini d’infanzia” froebeliani fossero mantenuti, come luogo per il “tirocinio” dei futuri insegnanti elementari .
L’art. 66 del R.D. 30 aprile 1924 n. 965, ora non più in vigore, recitava “ Le esercitazioni pratiche da svolgersi nel giardino d’infanzia sono stabilite dal Preside d’accordo con il professore di pedagogia”.
Per sottolineare ancora la particolare rilevanza che i “giardini d’infanzia” ebbero all’epoca si deve anche tener conto che essi non rientravano nella competenza della Direzione Generale della Istruzione Elementare bensì in quella della Direzione generale della Istruzione classica, scientifica e magistrale. Tale Direzione Generale aveva la competenza di bandire i concorsi per cattedre di maestra giardiniera e anche per l’abilitazione a insegnare nei giardini d’infanzia annessi agli Istituti Magistrali.
Al concorso potevano partecipare le candidate munite del “diploma di maestra giardiniera” oppure le insegnanti munite del diploma di perfezionamento conseguito dalle licenziate di “scuola normale” ( la scuola che prima della creazione degli Istituti magistrali preparava gli insegnanti elementari) . Quest’ultimo è il caso della maestra Antonietta Semprebene.
In pratica i “giardini d’infanzia” dipendevano dai Presidi degli Istituti Magistrali.
L’art. 65 del R.D. 30 aprile 1924 n. 965, riguardante l’ordinamento interno degli istituti governativi di istruzione media, stabiliva : “Negli Istituti magistrali il preside, d’accordo con il Provveditore agli studi, determina il numero massimo dei bambini da accogliere nel giardino d’infanzia.
La determinazione delle rette mensili da imporsi ai bambini delle famiglie abbienti è fatta dal Preside.
Il Preside disciplina e vigila, altresì, l’amministrazione dei fondi di cui al comma precedente e il loro impiego a vantaggio esclusivo del giardino d’infanzia”.
LINEAMENTI DELLA CONCEZIONE PEDAGOGICA E DIDATTICA DEL FROEBEL
La concezione pedagogica froebeliana si inserisce nella visione propria dell’idealismo tedesco espresso da Fichte e da Hegel ma, soprattutto, con un accento particolare sulla “identità” e “unità” di natura e di spirito tipico del pensiero dell’idealismo estetico dello Shelling. Uomini e cose, spirito e natura costituiscono una costante unità in svolgimento e continuo divenire dell’Assoluto. Creazione costante, lavoro e giuoco sono i tre aspetti dell’attività di Dio come Assoluto trascendentale e insieme esplicazione empirica e storica. C’è un costante operare della divinità che ci appare come creazione in Dio, come lavoro nell’uomo e come giuoco nel fanciullo.
In Foebel aleggia costantemente questa aura di presenza del divino; una religiosità insieme mistica e immanente in quanto il divino si esprime nella natura e nell’umano operare.
I cardini della didattica froebeliana sono: il giuoco e l’attività spontanea del bambini, i “doni”.
Attraverso il “giardino” ( da qui il nome dato alla scuola, “giardino d’infanzia”) il bambino realizza il contatto con la natura nella quale è immanente la forza creatrice del divino e che, perciò, è espansione dello spirito infantile nel divino.
Ecco un esempio del perché ogni essere della natura può rivelare Dio al bambino dato dai versi che venivano recitati e cantati e che Froebel stesso compose: “Lasciaci andare in giardino – a seminare i nostri semi – un’ aria tiepida percorre la valle – e tutto rinverde, germoglia e fiorisce”.
Il “giuoco”, di movimento e di occupazione, è per il bambino attività “anomica” cioè senza una norma, senza un fine che è proprio del lavoro. Nel “giuoco” il bambino esprime la sua forza creatrice, la sua vita spirituale.
L’ “attività spontanea” è una esplicazione delle energie proprie del bambino, il suo manifestarsi senza esteriore costrizione.
Così nel giuoco e nella attività spontanea egli esprime la sua natura più intima e quindi il divino che è in lui.
Anche in questi “elementi” dell’attività didattica il Froebel inserisce la sua concezione spontaneistica e misticheggiante.
I materiali dei giuochi di occupazione sono costituiti dai sei “doni”.
Il primo “dono” è la palla elastica osservata e oggetto di conversazione, sollevata, lasciata cadere, lanciata, nascosta, fatta passare da una mano all’altra, dall’uno all’altro fanciullo. Ad essa seguono sei palle con i colori dell’arcobaleno e l’accompagnano cento poesie sul gioco della palla.
Secondo dono è una sfera di legno con un cubo a spigolo eguale al diametro della sfera. Nella sfera predomina la forma ( nella palla era il colore). La sfera poi è simbolo del movimento, il cubo del riposo.
Il terzo “dono” è un cubo diviso in otto cubetti. Questo “dono” viene incontro al desiderio infantile di vedere “ciò che c’è dentro” e “come è fatta una cosa”. La costruzione ha inizio con il fare e il disfare.
Il quarto “dono” è un cubo diviso in otto mattoncini.
Il quinto un cubo sezionato in ventisette cubettini.
Il sesto , un cubo con sezioni in cubettini divisi anche diagonalmente.
Ogni “dono” è accompagnato da tavole e da poesie.
Nei “doni” si esprime un po’ artificiosamente quello che è stato chiamato simbolismo froebeliano che manifesta gli elementi magici e mistici del suo naturalismo pedagogico.
La maestra Antonietta SemprebenE e il “giardino d’infanzia” annesso all’Istituto Magistrale di Ravenna
RicordI e nOTIZIE.
Nel periodo storico in cui il metodo froebeliano ebbe larga diffusione in tutto il mondo anche a Ravenna ci fu chi manifestò sensibilità e interesse per lo stesso.
Dopo quaranta anni dalla istituzione di una scuola materna sorse una seconda scuola che si chiamò “Giardino d’infanzia” che fu intitolato a “Giuseppe Garibaldi”. Come tale applicò il metodo del Froebel ed era annesso all’Orfanatrofio femminile. Nacque per l’iniziativa della Congregazione di carità presieduta da Gaetano Zirardini e dei Partiti popolari. L’inaugurazione ufficiale avvenne il 2 gennaio 1891 e fu pubblicizzata con un manifesto nel quale si annunciò che si desiderava “provvedere al bisogno vivamente sentito dal paese, mancante di un Istituto laico per l’educazione dell’infanzia”. Non quindi una “sala di custodia” dei bambini i cui genitori erano impegnati da mane a sera nel lavoro, ma un luogo educativo secondo l’ispirazione del Froebel.
La direzione fu affidata alla maestra Elisabetta Zirardini.
In virtù delle prescrizioni regolamentari diramate nel 1893 ad ogni Scuola Normale, antenata dell’odierno Istituto magistrale, doveva essere annesso un giardino d’infanzia nel quale le allieve della stessa ( le future maestre) potessero esercitarsi nella pratica dell’insegnamento secondo il metodo froebeliano.
Così per iniziativa del Ministero dell’ Istruzione, che dispose le necessarie provvidenze, e con il concorso del Comune di Ravenna si aprì questa nuova istituzione che iniziò il proprio funzionamento con l’anno scolastico 1893-1894.
Nel 1898 il giardino d’infanzia G. Garibaldi , consenziente il Ministero della Istruzione e in conformità della Legge 12 luglio 1896 N. 293, si fuse con il giardino d’ infanzia annesso alla Scuola Normale “Regina Margherita”.
Il “giardino d’infanzia” annesso all’ Istituto magistrale di Ravenna, è legato soprattutto al nome della maestra Antonietta Semprebene, insegnante valorosa, dotata di sicura preparazione pedagogica e didattica , altamente stimata dalle famiglie e dalle Autorità scolastiche.
Nel “giardino d’infanzia” essa ha speso la sua vita ( 46 anni pre la precisione), e si può dire senza enfasi che, giovanissima, ne ha visto quasi il nascere, poi il morire per trasformazione in scuola materna statale e il di lei conseguente pensionamento .
Il sottoscritto che come Direttore didattico del 3° Circolo di Ravenna curò le pratiche di passaggio alle dipendenze del Circolo stesso della “scuola materna” e per doverosa memoria storica volle che ad essa fosse conservato il sottotitolo di “ex giardino d’infanzia di Ravenna”.
Nel 1968 ero Direttore didattico del 3° Circolo di Ravenna quando ricevetti dall’allora Provveditore agli Studi Dr. Ippolito Vetri la comunicazione che, per l’entrata in vigore della Legge N. 444 del 4 marzo 1968, il “giardino d’infanzia” di Ravenna diveniva “scuola materna statale” ed essendo io il Direttore didattico dal quale dipendeva l’unica scuola materna statale istituita in Provincia ( San Michele, frazione di Ravenna) si ritenne opportuno che una “nuova” scuola materna statale dovesse essere assegnata alle mie dipendenze per ragioni didattiche.
Nella stessa nota il Provveditore faceva presente che in virtù della legge 444 le insegnanti della scuola stessa acquistavano lo stato giuridico degli insegnanti elementari e perciò la maestra Semperebene avendo compiuto i sessantcinque anni , come tutti gli insegnanti elementari doveva essere collocata a riposo.
Toccava a me comunicarle il disposto del Provveditore e provvedere alla successione con una insegnante e una “assistente” ( figura prevista dalla Legge 444, poi soppressa) nominate dal Provveditorato.
Conscio della atipicità del caso ( una “maestra giardiniera” di sessantasette anni, che in virtù del suo stato giuridico era dipendente da un Preside di Scuola secondaria superiore), non giudicai per delicatezza di convocare l’insegnante ma di andarla a trovare nella scuola anche per rendermi conto della novità che mi competeva.
A scuola ebbi subito l’impressione di un ambiente sereno è gioioso : la Semprebene stava in mezzo ai bambini disposti a cerchio e seduti su un tappeto, intenti a provare una canzoncina che immagino appartenesse al ricco repertorio froebeliano.
Mi colpì soprattutto il modo di fare della maestra che sapeva intrattenere i bambini con estrema dolcezza. Una figura di donna già avanti con gli anni, tuttavia ben portati, il volto rubizzo e sorridente, il portamento austero, dimostrava una affabilità e una gentilezza non comuni.
Notai la ricchezza dei materiali didattici e, soprattutto, mi colpirono i “doni” accuratamente fabbricati in ottimo legno duro ma non pesante, della grandezza di circa un braccio infantile, facilmente scomponibili e componibili.
Non so dove siano finiti !
C’erano anche alcune belle “tavole” in carta telata e illustrate, appese ai muri.
Terminati i convenevoli la chiamai in disparte e non ebbi esitazione per informarla sulle disposizioni del Provveditore. Per lei fu un duro colpo, anche se qualcosa aveva saputo dall’allora Preside dell’ Istituto magistrale Prof. Orselli. Reagì con stizza contenuta per non turbare i bambini.
Le lasciai poi copia della “comunicazione” ed ella si riservò di adire a vie legali per tutelare la sua posizione.
Antonietta Semprebene nacque a Ravenna il 17 gennaio 1903 da Gaetano e Beltrami Emilia, famiglia modesta e laboriosa abitante in via S.Mama, 36. Il 1 luglio 1919 conseguì il diploma di maestra elementare presso l’allora Scuola Normale di Ravenna ( la scuola che preparava gli insegnanti elementari) .
Ad appena venti anni fu assunta come maestra non di ruolo nel “giardino d’infanzia” di Ravenna annesso alla Scuola Normale.
Tale incarico le fu confermato negli anni scolastici 1924/25 e 1925/26.
Successivamente il “giardino d’infanzia” divenne comunale e alla Semprebene venne mantenuto il posto.
Intanto a Roma l’11 maggio del 1926 si presentò la concorso per cattedre di maestra giardiniera e risultando idonea in data 16 agosto 1926 le venne rilasciato, come era stabilito dalla normativa vigente circa il possesso della idoneità, il “diploma di maestra giardiniera”.
Quindi dal settembre 1930 fu assunta nei ruoli delle maestre giardiniere.
Il 9 ottobre 1930 prestò la promessa solenne e successivamente, dopo un triennale periodo di prova, prestò il prescritto giuramento il 10 gennaio 1930, ripetuto il 24 settembre 1947 in seguito agli eventi bellici a cui seguì la caduta del regime fascista.
La cessazione dal servizio fu per la Semprebene un forte trauma non facilmente assorbito, appesantito da fatto di essere nubile e di essersi totalmente dedicata alla scuola.
Il 4 marzo 1968 il Parlamento licenziò la legge n.444 istitutiva della scuola materna statale.
Nelle “norme transitorie” la legge stabiliva che i “giardini d’infanzia” dovevano essere trasformati in scuole materne statali e le insegnanti in essi operanti inquadrate nei ruoli del personale della scuola elementare e nel corrispondente stato giuridico.
La maestra Semprebene aveva compiuto a quel tempo sessantasette anni di età ma era stata mantenuta in servizio godendo di un diritto acquisito in quanto i “giardini d’infanzia” dipendevano dalla Direzione generale per l’istruzione classica, scientifica e magistrale e gli insegnanti potevano essere collocati a riposo dal 1 ottobre in cui avrebbero compiuto i settanta anni. ( art. 20 del R.D. 6 maggio1923. N. 1054 ). Essi erano equiparati come trattamento economico ai professori del ruolo C, gruppo B di cui alla “tabella 1” del citato decreto.
Sostanzialmente, con riferimento al citato disposto, la Semprebene poteva fregiarsi del titolo di “professore”. Infatti l’art. 8 del R.D. 1054/1923, ora abrogato, recitava “I professori straordinari sono distribuiti per i vari tipi di istituti e per le varie discipline nei ruoli A,B,C giusta l’annessa tabella”.
Se ne deduce, pertanto, che per le si trattò di un vero e proprio declassamento.
A mio parere il legislatore non tenne conto della condizione giuridica dei “giardini d’infanzia” e delle rispettive insegnanti : si poteva stabilire, come in molti casi è avvenuto, che le insegnanti potessero rimanere in servizio “ad esaurimento” conservando i diritti acquisiti.
Comunque la Semprebene, fiera e combattiva di carattere, non si rassegnò e volle esperire tutte le vie legali consentite, anche se dispendiose. Fece “opposizione” al Ministero della P.I. ma ebbe motivato esito negativo. Presentò ricorso al Consiglio di Stato e fino anche al Presidente della Repubblica ma la sue richieste non furono accolte.
Morì all’età di settantanove anni il 14 ottobre 1982.
Ravenna, ottobre 2006