La Storia del 2º Circolo


Riferimenti Storico/Bibliografici

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1845-1995 Centocinquant'anni di scuola in Via Mordani
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"Sai, ...la mia scuola è grande e possente..." - Centocinquant'anni di scuola in Via Mordani - Ed. D.Montanari
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"La Bandiera dei Maestri Primari di Ravenna" - di F.Gabici - Ed. D.Montanari
 

le scuole elementari a ravenna

   Gli antichi Statuti di Ravenna hanno molti riferimenti nei riguardi delle scuole pubbliche della città. L'edificio che le ospitava sorgeva nella strada detta "delle Stuoie", presso la chiesa di San Paterniano.

   Nel 1781 l'edificio, essendo in uno stato labente, venne riedificato dalle fondamenta dal Card. Legato Valenti Gonzaga (lo stesso che volle la nuova Tomba di Dante) in una forma più ampia, a seconda del disegno effettuato dal celebre architetto Camillo Morigia.

   La nuova fabbrica venne eretta a spese del Comune e riuscì ben compartita e piacevolmente adornata.All'interno fu eretto un piccolo oratorio nel quale si ammirava l'immagine della Madonna col Bambino in marmo bianco che prima era presso la Tomba di Dante. Un'immagine preziosa che è finita al Louvre!

   Terminata la fabbrica, il Card. Legato emanò per le scuole delle Costituzioni che furono approvate da Pio VI nel Settembre del 1783. Si legge nel Regolamento che primo scopo delle Pubbliche Scuole è quello di buon educare nel buon costume la gioventù; il secondo è quello di ben istruirla nelle scienze. Le lezioni dovevano avere inizio con la preghiera e i giovani, con i loro maestri, erano tenuti a seguire varie pratiche religiose,  fra cui la S.Messa ogni mattina dopo le lezioni.

   I maestri dovevano essere eletti ogni anno dal Generale Consiglio della Comunità (oggi diremmo dal Consiglio Comunale) e così per il Prefetto (oggi il Direttore). Ogni due mesi il magistrato (Consiglio Comunale) doveva portarsi a visitare le scuole con i suoi deputati; i deputati poi, da parte loro, dovevano visitarle ogni mese, per controllare scolari e maestri, assistere agli esercizi letterari e, alla fine dell'anno, per distribuire i premi ai più bravi.

   Gli insegnanti che operavano in tali scuole si dividevano: in maestro dell'Abaco il quale era tenuto a fare scuola anche a quegli scolari che svolgevano un lavoro manuale e potevano frequentare le lezioni solo saltuariamente; seguiva il maestro del leggere e scrivere; suo compito non era soltanto quello di insegnare, ma doveva anche temperare le penne di ciascuno (allora si usavano ancore le penne d'oca), poi correggere i loro compiti; seguiva poi il maestro di grammatica inferiore, che divideva i suoi scolari in due classi, a seconda delle loro capacità; c'era poi il maestro di grammatica superiore che insegnava la lingua latina, oltre a quella italiana.

   Per quel che riguardava il latino, l'insegnamento consisteva nella lettura di facili testi, le lettere di Cicerone e le favole di Fedro. C'era infine il maestro di Retorica che, lui pure, divideva i suoi scolari in due classi, aveva cura che imparassero bene a comporre in italiano e in latino "essendo vergognoso che mentre si pone tanto studio e cura per apprendere il latino, si trascuri la lingua propria" si legge nel regolamento.
   Il custode della scuola svolgeva anche l'ufficio di campanaro e suonava le campane all'inizio e alla fine delle lezioni. Il suono delle campane variava a seconda dei mesi dell'anno: la mattina alle sette, solo in dicembre alle otto, al pomeriggio alle tredici.
   Le lezioni avevano inizio il 16 Ottobre e terminavano il 13 Agosto. Tutti i giovedì era vacanza. Altri giorni di vacanza erano: in Ottobre, San Luca, il 18; in Novembre, San Martino, l'11, il 21 Presentazione della Madonna, il 25 Santa Caterina, patrona degli studenti; in Dicembre San Nicola, il 6, il 13 Santa Lucia, il 25 Santo Natale. In Gennaio il 17 S.Antonio Abate, il 25 Conversione di San Paolo; in Marzo il 7 San Tommaso d'Aquino; in Aprile il 25 San Marco, il 28 San Vitale; in Giugno l'11 San Barnaba Apostolo, il 13 Sant'Antonio da Padova, il 21 San Luigi Gonzaga; in Luglio, il 2 Visitazione della Vergine, il 22 S.Maria Maddalena, il 23 S.Apollinare; in Agosto l'1 San Pietro in Vincoli, solo dopo pranzo; il 2 Perdona d'Assisi, il 5 B.V. della neve. Erano giorni di vacanza, inoltre, gli ultimi due giorni di Carnevale e il Giovedì Grasso, la mattina delle Ceneri; gli ultimi quattro giorni della Settimana Santa, il dopo pranzo delle vigilie di Pentecoste, Corpus Domini, Santo Natale, S.Apollinare. Se qualche festa cadeva di mercoledì, martedì etc. si faceva scuola il giovedì.
   I maestri godevano di stipendi diversi a seconda della classe in cui insegnavano: i maestri di Retorica ed umanità percepivano centodieci scudi annui, quelli di grammatica superiore, sessantacinque scudi; di grammatica inferiore cinquanta scudi, i maestri dell'abaco, settanta scudi, quelli del leggere e scrivere cinquanta scudi. Il custode percepiva trentasei scudi annui, il cappellano quattordici scudi, il Prefetto (Preside) centodieci scudi.
   Il minimo di età per i fanciulli ammessi alle scuole era di cinque anni.
   Per i maschi le materie in programma erano: dottrina cristiana, lettura, elementi di lingua italiana, rudimenti di grammatica latina, aritmetica, calligrafia, principi di geografia e di storia sacra e profana.
   Le materie di insegnamento per le femmine si restringevano a due: dottrina cristiana e lavori femminili. Quelle maestre che intendevano istruire le fanciulle anche nella lettura e nella scrittura dovevano chiedere una speciale approvazione.
   Norme queste che durarono fino alla caduta del governo pontificio, cioè nel 1859-60.
   Nelle campagne erano i preti che insegnavano a leggere, scrivere e far di conto ai fanciulli che lo desideravano.
   In quei tempi l'analfabetismo era molto alto, molto più in campagna che in  città. In alcune località arrivava al novanta per cento.
   Per passare da una classe inferiore ad una superiore ogni alunno doveva sostenere un esame che aveva inizio, per lo scritto, il 3 Agosto ed il 17 dello stesso mese per le prove orali che si tenevano alla presenza del Prefetto, dei Deputati delle scuole e da tre esaminatori esterni. Nonostante la promozione ottenuta era possibile che uno scolaro, dopo un breve periodo di prova, potesse essere retrocesso alla classe da cui proveniva.
   Inutile dire che la disciplina era rigidissima, che non erano ammessi alla scuola quei ragazzi che si fossero presentati scalzi e "senza un'esteriore decenza".
Scarse e di poca importanza le innovazioni introdotte dai successori di Pio VI.
   Un provvedimento di rilievo nella legislazione scolastica dello Stato Pontificio fu quello emanato nel 1821 dalla Sacra Congregazione degli Studi: comprendeva varie disposizioni concernenti le scuole maschili e femminili. Leone XII intese prescrivere regole soprattutto nei riguardi del reclutamento degli insegnanti.
   Papa Pio VIII nel 1829 emanò alcune prescrizioni intese a diminuire il numero dei maestri laici ritenuto eccessivo di fronte a quello degli ecclesiastici e suggerì anche di usare criteri più rigorosi circa l'adozione dei libri di testo. Neppure durante il pontificato di Pio IX la legislazione scolastica subiva modifiche di rilievo.
   Dalle statistiche del tempo risulta che la popolazione scolastica costituiva appena il 2,69% sul totale della popolazione.
   Con l'arrivo dell'esercito francese a Ravenna, e le successive soppressioni delle congregazioni religiose, le scuole elementari furono trasferite nell'ex monastero di Classe,  ma per breve tempo perchè, dopo non molto, le ritroviamo nella loro antica sede. Nel 1845 furono trasferite nell'ex convento di San Domenico dove si trovano tuttora.
   Il convento di San Domenico era sorto a Ravenna per volontà del Comune e degli stessi Frati Predicatori che dopo il 2 Marzo 1269, nella sacrestia della chiesa di San Giovanni Battista, l'arcivescovo Filippo Fontana, aveva concesso a Frate Ugolino, sotto Priore e a Frate Gerardo di Vallaro, il Palazzo e la Torre, già di Baccalario, posta in contrada di Sant'Agnese, per costruirvi la chiesa, il cilitero, le case e le abitazioni che venivano a trovarsi congiunte con la chiesa di Santa Maria in Callope di pertinenza del monastero di San Giovanni Battista. Ai Frati Predicatori era data facoltà di demolire ciò che sembrava utile purchè ivi sorgesse la costruzione del nuovo convento.
   La costruzione, infatti, fu compiuta negli anni che seguirono, ampliata poi nel 1374, poi quasi del tutta ricostruita nei primi anni del settecento. Da ricordare che nel convento annesso alla chiesa visse per alcuni anni e insegnò Angelo Ghisleri,  che divenne Papa nel 1566 col nome di Pio V e che portò a termine il Concilio di Trento ed effettuò la Lega Santa contro i Turchi che minacciavano la nostra navigazione e perfino le nostre coste.
   Il convento di San Domenico, Che conserva ancora parte del suo elegante chiostro, fu, assieme ad altri istituti religiosi della città, soppresso fra il 1797 e il 1798 e venduto all'asta. Nelle sue celle, allontanati i frati, vennero insediate numerose famiglie di senzatetto. Nel 1845 per l'ex convento di San Domenico ebbe inizio una nuova vita. Passato in proprietà del Comune, mediante permuta con l'arcivescovo in cambio dell'edificio del collegio dei nobili (ora caserma di Via N.Bixio), nell'antico edificio furono sistemate le scuole che vennero affidate ai Fratelli della Dottrina Cristiana, la benemerita istituzione fondata dal Venerabile Padre Giovan Battista de la Salle in Francia nel 1685 e rapidamente diffusa in tutto il mondo. Ma per quanto il nuovo locale fosse ampio, divenne presto insufficiente così nel 1858 il Consiglio Comunale deliberò di stabilire scuole succursali nei due sobborghi: Sobborgo Adriano e Sobborgo di Porta Sisi. Nel 1860, quando furono annesse al Regno d'Italia le province dell'Emilia, la nuova Amministrazione Comunale, presieduta dal Conte Gioacchino Rasponi, ebbe prima cura di provvedere al miglioramento e alla diffusione dell'istruzione elementare anche per adempiere all'obbligo che era imposto dalla Legge 13 Novembre 1859. Di conseguenza il Consiglio Comunale, nella seduta del 16 Aprile del 1863, delibera che l'insegnamento elementare, già da diciotto anni impartito dai Padri della Dottrina Cristiana, sia affidato a maestri secolari. Nello stesso tempo, nomina una commissione, presieduta dal Sindaco che di pieno accordo con la Giunta Comunale, aveva fatto gli studi necessari e stabilite le massime fondamentali, per un nuovo impianto delle scuole elementari.
   Furono aperte così scuole nelle varie località del comune: a S.Alberto, Coccolia, Mezzano, Piangipane, S.Pietro in Campiano, Castiglione e in seguito in tutte le altre frazioni del nostro comune.

Anno Scolastico 1926/27 - Scuole del Forese dipendenti dal Centro "Mordani"

Questi ragazzi hanno fatto un giornale; dal retro della foto si legge:

"Ai redattori e ai copisti del giornalino, in ricordo. Le Maestre: Modesta Bandoli, Lavinia Montuschi, Ida Savini, Irma Antonellini, Margherita Rizzo, il D.D. Arturo Mazzeo"

   E contemporaneamente furono aperte, in città, scuole serali e domenicali per uomini e diurne per donne.

Anno Scolastico 1926/27 - Scuole del Forese dipendenti dal Centro "Mordani"

Anche un piccolo grammofono e una radio potevano essere grandi avvenimenti.

   In tal modo l'analfabetismo nel Comune venne gradalmente ridotto grazie alle disposizioni di legge, ma grazie anche alla grande dedizione con cui molti maestri di città e di campagna, si dedicarono all'istruzione e all'educazione di molte generazioni di fanciulli a loro affidati.

- Umberto Foschi -

 

lA scuolA elementarE "F.MORDANI"

   Quando la scuola elementare "Mordani" venne fondata, la Cassa di Risparmio di Ravenna operava già da qualche anno nelle sue prime sedi, a pochi passi dal luogo ove sorse la prima scuola elementare comunale ravennate.
   Se si andranno ad esaminare le ragioni della fondazione della Cassa e del "Mordani" probabilmente si scoprirà che assai simili erano le finalità e le volontà di favorire il processo di civilizzazione della comunità ravennate che cercava di uscire da lunghi sonni.

Anno Scolastico 1930/31 - Sc. "Mordani"

Data: 20.11.1930 - sul retro della foto originale si legge la dedica: "Al nostro Sig. Direttore a ricordo di una bella gita e affettuosamente"

Gli scolari di terza e il loro Maestro Masetti

   Per tantissimi anni la scuola "Mordani" è stata l'unica di Ravenna ed anche quando la crescita della popolazione e della alfabetizzazione hanno spinto a fondarne altre, è rimasta il principale pilastro della formazione primaria.
   La dedica a Filippo Mordani fu ben successiva alla nascita della scuola: centocinquant'anni fa Mordani era vivo ed esprimeva il patriottismo e l'attaccamento alla lingua e alla cultura italiana che ne fecero uno dei principali intellettuali ravennati del secolo scorso. Non a caso tante delle storiche lapidi che si leggono nel centro storico sono state dettate proprio da Mordani.
   Essere stati "mordanini" rappresenta un orgoglioso ricordo, indelebile, di infinita tenerezza, che si rinnova ogni volta che ci si avvicina a quell'oasi circondata dal verde del proprio giardino e di quello limitrofo di Palazzo Pasolini, luogo anche storico ed emblematico soprattutto dell'epoca in cui operò Filippo Mordani con i suoi alti ideali di libertà e di civiltà.

Anno Scolastico 1956/57 - Sc. "Mordani"

Un gruppo di alunni con i Maestri Cesare Tenani e Giuliano Gondoni

Un microfono e ... pronti per la recita, su il sipario !!

   E' sempre un'emozione quando si varca il portone della scuola nei giorni delle consultazioni elettorali oppure per andare ad accompagnare un figlio o un nipote.
   Il "Mordani" dimostra come la scuola pubblica, comunale e statale, possa essere di qualità, sia per le materie principali, sia anche per l'educazione, anche quella civica, i cui rudimenti è indispensabile apprendere sui banchi delle elementari.
   La raccolta di foto che viene pubblicata in ricordo del centocinquantenario del "Mordani" si può leggere in  diversi modi, anche come un libro di storia ravennate ed italiana, di cultura, di evoluzione civile e di maturazione sociale, di costume: molti casi particolari sono più eloquenti di lunghi commenti.
   Il "Mordani" e la Cassa continuano nelle loro vite parallele, in percorsi che è augurabile siano di ulteriore e sempre crescente sviluppo delle finalità originarie, che sono in gran parte attualissime.

- Lanfranco Gualtieri - Antonio Patuelli -

 

lA BANDIERA DEI MAESTRI PRIMARI DI RAVENNA

La Bandiera è uscita in pubblico :

1

Presidente Miserocchi

31 Agosto 1888 Al ricevimento di S.M. Umberto Iº

2

                     

1 Settembre 1888   Alla partenza del Re

3

                  

14 Aprile 1889 Al trasporto funebre del Socio Compagnoni R affaele a S.Pietro in Campiano
4                    31 Agosto 1890 Al trasporto funebre del Socio Boni Guglielmo da Godo a Russi
5                    7 Ottobre 1890 Al trasporto funebre dell’Illustre Comm.re Alfredo Baccarini in Russi
6                   11 Maggio 1891 Al trasporto funebre del Socio Direttore Domenico Babini in Ravenna
7                   4 Giugno 1892 All’inaugurazione del monumento a Giuseppe Garibaldi
8

Presidente Sangiorgi

Maggio 1894 Congresso a Bologna
9

                 

20 Settembre 1895 Commemorazione del Municipio
10                   9 Agosto 1896  Inaugurazione del Cippo di Anita Garibaldi a Mandriole e Inaugurazione Bandiera Sociale della Soc. Op. di S.Alberto
11                   27 Agosto 1899 Congresso a Rimini
12                   5 Gennaio 1900 Al trasporto funebre della Socia Maria David Cavalcoli
13                   16 Marzo 1900 Al trasporto funebre della Socia Norina Badia
14                   2 Giugno 1902 Commemorazione a G.Garibaldi
15                   19 Agosto 1902 Al trasporto funebre del Socio Domenico Pucci
16

                 

31 Gennaio 1905 Al trasporto funebre della Socia Catterina Savorelli
17 25 Gennaio 1907 Funerali Giulia Tarlazzi Maioli
18 17 Febbraio 1907 Commemorazione anticlericale in ricorrenza del 307º anno della morte di Giordano Bruno, arso vivo in Campo dé Fiori a Roma, dall’orda pretesca
19 4 Luglio 1907 Ricorrenza del 1º centenario della nascita di Giuseppe Garibaldi – A.C.
20 28 Agosto 1907 Trasporto funebre del Socio Direttore Tito Miserocchi
21 16 Febbraio 1908 Commemorazione di Giosuè Carducci
22 13 Settembre 1908 Feste dantesche
23 21 Luglio 1909 Trasporto funebre del Socio Giuseppe Muratori
24 16 Ottobre 1909 Commemorazione Ferrer
25 25 Ottobre 1911 Trasporto funebre Ispettore Borsetti
26 17 Febbraio 1912 Trasporto funebre Pietro Marinelli a Cesena
27 2 Febbraio 1913 Trasporto funebre Fausta Enrica Malagola
28 27 Dicembre 1916 Trasporto funebre Giulia Spadazzi
29 Agosto 1916 Commemorazione martirio Cesare Battisti
30 3 Giugno 1917 Distribuzione medaglie al Valor Militare e commemorazione dei martiri
31 29 Giugno 1921 Inaugurazione bandiera Liceo Classico di Ravenna
32 13 Luglio 1921 6º Centenario dantesco – Partecipazione al grande Corteo commemorativo
33 24 Maggio 1923  Trasporto funebre Socio Carlo Saporetti
Il 18 Dicembre 1925, disciolta la Società, la Bandiera fui consegnata al Mº. Ugo Lanconelli

 

   L'adozione di una bandiera tricolore come simbolo dei maestri elementari ravennati era perfettamente coerente innanzitutto con la scelta che era stata effettuata di intitolare a Filippo Mordani la Scuola Elementare per antonomasia di Ravenna.
   Mordani, ravennate, infatti, era stato un letterato e patriota, fu anche eletto, proprio in rappresentanza di Ravenna, deputato dell'assemblea costituente dello "Stato romano" all'inizio del 1849 ed aveva partecipato alla proclamazione della Repubblica romana e all'elaborazione  di quella straordinaria Costituzione. Mordani aveva dovuto perfino subire una limitazione della libertà personale per le sue idee e comportamenti patriottici.
   Insomma il nome di Mordani racchiudeva i significati di cultura italianissima, libertà e patriottismo.
   L'adozione di una bandiera nazionale per i maestri ravennati era una scelta conseguente e pregna di molti altri significati, oltre a quelli più visibilmente patriottici: rappresentava le diffuse idealità ed aspirazioni, le speranze verso più diffusi diritti civili e sociali. Fra questi l'impegno per l'alfabetizzazione, una scelta coraggiosa in una società che vedeva ancora assai forte la piaga fdell'analfabetismo, quando erano ancora elitari i più alti livelli di cultura.
   Nel 1888, quando la bandiera uscì per la prima volta in pubblico, assai alti erano ancora gli ideali e le memorie patriottiche in Italia ed in particolare a Ravenna  ed in Romagna, seppur nelle talvolta distinte, ma complementari, accezioni liberali, garibaldine e mazziniane.
   Il tricolore dei maestri ravennati fu, pertanto, significativamente presente in tutte le principali manifestazioni patriottiche ravennati, di qualsiasi sfumatura, compresi i memorabili funerali di Alfredo Baccarini a Russi.
   La bandiera dei maestri primari ravennati presenziò ad iniziative di alto significato culturale come la commemorazione di Giosuè Carducci e soprattutto le feste dantesche del 1921, in occasione del sesto centenario della morte del Poeta. Quelle cerimonie furono le più significative culturalmente a Ravenna da tanti anni, richiamarono autorità nazionali, civili e religiose di ogni genere, e scossero fortemente le placide provinciali abitudini ravegnane.
   A fine dicembre 1925 non a caso venne disciolta la società dei maestri ravennati e ne venne salvata dalla distruzione la bandiera, come un simbolo di alti ideali che potevano essere sconfitti momentaneamente, ma che dovevano comunque essere salvati. Il 1925 fu, infatti, l'anno dell'inizio della dittatura mussoliniana e lo scioglimento della società dei maestri ravennati era concomitante allo scioglimento forzato di tante libere associazioni a causa delle leggi fascistissime che contribuivano a realizzare l'allora nuovo regime.
   Il ritrovamento in questi anni di quella bandiera e l'approfondimento della sua storia, nel contesto di quei pochi decenni nei quali fu così fortemente vissuta, sta a sottolineare la sopravvivenza di quegli ideali di libertà civili e sociali simboleggiati nel tricolore.
   Un messaggio che non si è disperso anche nei momenti più bui.

- Antonio Patuelli -


Galleria Foto Storiche 

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